
Questa commedia tragica di Luigi Pirandello, scritta nel 1916, esplora la finzione sociale e la
follia in una cittadina dell’interno della Sicilia. Questa riscrittura de Il berretto a sonagli
rilegge il capolavoro pirandelliano spostandone il baricentro: dalla vicenda individuale di
Ciampa al sistema di relazioni, convenzioni e silenzi che la rende possibile.
Beatrice Fiorìca, divorata dal sospetto di un tradimento, incrina in modo catastrofico
l’equilibrio della rispettabilità familiare. Decide infatti di smascherare il marito con l’aiuto delle
autorità: una mossa che fa emergere le dinamiche profonde delle relazioni umane e delle
convenzioni sociali, l’intreccio ambiguo di apparenze e silenzi condivisi.
Attorno a lei si muove un sistema compatto: i familiari, la madre, il fratello, il funzionario
conoscente. Ognuno vede, giudica, interpreta, ma sempre entro i limiti di ciò che è
socialmente tollerabile. La realtà non è mai ciò che accade, ma ciò che può essere detto
senza rompere l’equilibrio.
A osservare questo mondo è il cavalier Dini, personaggio assente nel testo originale ma in
risonanza con altri personaggi pirandelliani: figura lucida e disincantata, capace di incrinare
ogni certezza. Il suo sguardo suggerisce che ciò che appare evidente non coincide mai del
tutto con ciò che è, e che ogni verità si regge su ciò che si sceglie di non vedere.
Dentro questa tensione, la vicenda precipita.
E Ciampa, apparentemente figura marginale ma massimamente tragica, che porta allo
scoperto il meccanismo che tiene insieme tutti: la necessità di salvare l'onore, anche a costo
della verità. Quando lo scandalo minaccia di esplodere, l’unica via d’uscita sembra essere
quella di trasformare il reale in finzione. Tra ciò che si vede e ciò che si tace, tra verità e
rappresentazione, lo spettacolo accompagna lo spettatore dentro un sistema in cui ogni
certezza si incrina, offrendo una riflessione sull’ipocrisia sociale e sulla natura frammentata
dell’identità.
Nel finale, un inatteso slittamento sembra evocare il regista dei Sei personaggi in cerca
d'autore: non per sciogliere il conflitto, ma per rilanciarlo, evocando una direzione della
scena che privilegia la coerenza del dramma rispetto alla salvezza dei personaggi. Il Regista
diventa il vero dispositivo di controllo. Cosi quella coerenza resta sospesa nel momento
stesso in cui viene invocata, e il regista usando le parole di Ciampa fa quasi un passaggio
da Pirandello a qualcosa che sfiora Bertolt Brecht senza perdere mai la matrice
pirandelliana.
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