
- Vineri 02 Aprilie 2027 21:00
- Sâmbătă 03 Aprilie 2027 19:00
Teatro Nuovo - Pisa
SE NE CADETTE ’O TEATRO di Bruno Colella
a Pisa in prima nazionale
musiche originali Eugenio Bennato
scene Luca d'Alessandro
cast in via di definizione
All'interno di un vecchio teatro, un capocomico e la sua spalla si ostinano ad andare in scena tutte le sere, nonostante la platea sia vuota. Forse il loro repertorio è superato, o forse ci vorrebbe un grande nome di richiamo.
È per questo motivo che hanno scritturato Scilla Personè, grande star delle scene internazionali. Ma lei, a più di un mese dal suo arrivo, è ancora chiusa nel primo camerino a sperimentare esercizi ginnici e misteriosi vocalizzi, mentre i due teatranti passano il tempo facendo ipotesi su quello strano silenzio che circonda non solo loro, ma l'intero paese.
Quando la grande artista decide finalmente di scendere dal suo rifugio e iniziano le prove, i due cercano in tutti i modi di impedirle di intuire ciò che sta accadendo. Ma Scilla, ignara di tutto, non dà loro tregua lanciandosi in una travolgente successione di performance, racconti, stravaganze, canzoni e numeri surreali che lasciano, ora incantati, ora sbigottiti, i suoi unici due spettatori.
Il canovaccio procede secondo il linguaggio della commedia dell'arte: equivoci, riti scaramantici, battute di classici mal recitate e peggio suggerite dalla buca, comicità, frizzi e lazzi, ma anche bellissime canzoni, crolli di solai e inquietanti boati che arrivano dal cielo… tutto nell'attesa che, prima o poi, la sala torni a riempirsi.
Note di regia
Nella suggestione teatrale la comicità prorompente — quella dei frizzi e dei lazzi, del comico e della sua spalla — raggiunge, a mio avviso, il massimo della propria efficacia quando cammina accanto a qualcosa di tragico e di misterioso; quando, cioè, si confronta con il dramma, con la follia e, infine, si trasforma in poesia.
Il cortocircuito che nasce fra l'improvvisazione, il doppio senso, il gioco di parole e la tensione di un pericolo incombente diventa allora esplosivo.
I due comici, chiusi nel loro teatro nell'attesa di un pubblico che forse non arriverà mai, vivono le prove e le loro giornate con la crescente consapevolezza che qualcosa di molto più grave della semplice assenza di spettatori sia accaduto fuori da quel teatro.
Hanno scritto
"... Bruno Colella, una sorta di Belushi all'ombra del Vesuvio, dotato di grande stoffa, che ricalca il parossismo di un Peppino De Filippo ma anche l'acredine grottesca di un giovane Eduardo... Non si ha idea di quello che può accadere sul lato sinistro di quel palcoscenico nel gioco folle di questa magnifica farsa a vapore..."
Rodolfo Di Giammarco
la Repubblica
"... Spiegazzati, arruffati, ammuffiti, come fossero appena usciti dal baule del dimenticatoio, i due simpatici istrioni imbastiscono una vera sceneggiata, irresistibile, ricca di ammiccamenti a una teatralità di grandissimo effetto... E alla fine viene il sospetto che Colella, dietro a quel mondo in disfacimento, voglia adombrare qualche riflessione più profonda e cioè: solo quando l'umanità non sarà più capace di fantasticare, allora sarà la fine."
Emilia Costantini
Corriere della Sera
"... Tra Beckett e Scarpetta il testo di Bruno Colella riesce a brillare di luce propria, sfidando lo spettatore sul terreno del confronto. Alcuni duetti tra Sole e Cariddi hanno il sapore delle migliori pellicole di Totò."
Antonella Marrone
l'Unità
"Il capocomico e la sua spalla, sotto lo sguardo indagatorio e ispirato di Scilla, se la cavano da 'guitti geniali', cioè a dire egregiamente, provvisti come sono di attitudini naturali, di vocazioni ataviche alla scena, di coraggio, ardimento, grazia e di tutti quei risvolti del mestiere che conducono a un divertimento capace di scivolare, quando serve, nella tragedia e spesso nella poesia."
Rita Sala
Il Messaggero
"La dimensione metaforica appare evidente: all'interno di una città spinta ferocemente verso il privato dalla paura, dalla violenza e dalla strapotenza della televisione, ai teatranti non resta che la consolazione — o la condanna — di aggrapparsi alla loro arte, o meglio al loro immutabile mestiere, in attesa che il cataclisma decisivo si tramuti nella catarsi, fioriera di una rinascita. Un bel copione, una buona ed efficace prova di attori. Molti e franchi gli applausi, tante le risate."
Enrico Fiore
Il Mattino
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