CORONAVIRUS: RAGIONI GIURIDICHE DELL'IMPOSSIBILITÀ DEI RIMBORSI PER GLI EVENTI RINVIATI

13 Marzo 2020

Gentile Cliente,

I provvedimenti amministrativi che hanno imposto la sospensione della tenuta di eventi sportivi, di spettacolo e intrattenimento in considerazione dell’epidemia “Coronavirus” in corso hanno prodotto pesanti conseguenze giuridiche sulla filiera che muove dall’artista al produttore e da questi all’organizzatore fino allo spettatore, acquirente del biglietto.

In linea di principio, tali provvedimenti hanno impatto sull’impossibilità per gli “Organizzatori” di tenere gli eventi nelle date programmate e sui conseguenti rapporti giuridici instauratisi tra gli “Organizzatori” e gli “Utenti” acquirenti dei relativi titoli di ingresso. I provvedimenti impattano anche sui rapporti tra “Ciaotickets” e gli “Utenti” acquirenti dei titoli di ingresso degli eventi rinviati o annullati, e sulla sorte degli incassi già effettuati da Ciaotickets in relazione a tali eventi per la prevendita dei relativi titoli di ingresso (riversati o meno agli Organizzatori).

Considerata la palese “causa di forza maggiore” quale ragione del mancato svolgimento degli eventi, in nessun caso gli “Organizzatori” possono essere ritenuti inadempienti nei confronti degli “Utenti” acquirenti dei biglietti per l’evento.

a) Laddove l’evento sospeso per effetto dei Provvedimenti sia dichiarato definitivamente "annullato" (perché impossibile a tenersi in altra data) e pertanto l’adempimento sia da considerarsi divenuto definitivamente “impossibile”, l’organizzatore dovrà restituire agli acquirenti dei biglietti quanto già incassato in prevendita;

b) Laddove invece, un evento sospeso per effetto dei Provvedimenti sia "rinviato e riprogrammato" in altra data, ai sensi dell’ art. 1256 c.c. l’Organizzatore non è considerabile inadempiente, attesa la causa di forza maggiore che ha impedito la tenuta dell’evento nell’immediato, e non è tenuto alla restituzione della prestazione già ricevuta (cioè il pagamento del biglietto) nei confronti degli “Utenti” acquirenti dei titoli di ingresso, almeno fino a quando la possibile prestazione dell’attività promessa – cioè la tenuta dell’evento – appaia ragionevolmente attuabile. Ai fini dell’art. 1256 c.c., si ritiene difficilmente configurabile la circostanza del venir meno dell’interesse a conseguire la prestazione da parte dell’Utente, stante il fatto che la tenuta di un evento sportivo o di spettacolo in una data piuttosto che in un’altra non appare valore di per sé suscettibile di particolare tutela giuridica; con la conseguenza che difficilmente l’impossibilità temporanea può ritenersi per cause oggettive tramutata di per sé in impossibilità definitiva.

Le considerazioni svolte con riguardo al rapporto tra “Organizzatore” e “Utente” acquirente dei titoli di ingresso determinano conseguentemente la questione relativa al rapporto tra “Ciaotickets” e l'“Utente” acquirente del titolo d’ingresso. Come precisato dall’art. 16.3 delle Condizioni Generali di Vendita (consultabili qui: https://www.ciaotickets.com/termini-e-condizioni ) applicabili al rapporto con gli “Utenti” acquirenti dei titoli d'ingresso – che trova riflesso nei contratti del servizio di prevendita tra “Ciaotickets” e “Organizzatore” – Ciaotickets è tenuta al rimborso del prezzo dei titoli di ingresso nei confronti degli acquirenti solo nella misura in cui tale rimborso sia stato deciso dal "Organizzatore" e quest’ultimo abbia reso disponibile la provvista necessaria. Palese quindi che il comportamento di Ciaotickets al riguardo non possa essere che conseguenza delle decisioni assunte al riguardo dall’Organizzatore in merito alla definitiva cancellazione dell’evento ovvero alla sua riprogrammazione.

Per un approfondimento giuridico, il primo aspetto da considerare a seguito dei "Provvedimenti governativi" è quello concernente il rapporto contrattuale che, per il tramite di Ciaotickets, si instaura in corrispondenza di ogni transazione d’acquisto tra “Organizzatore” dell’evento e “Utente” acquirente del relativo biglietto. Ciascun soggetto risulta rispettivamente “debitore” e “creditore” per le rispettive prestazioni. In particolare si intendono spiegare le ragioni per le quali l’ordine adottato dall’autorità (che impone l’annullamento delle manifestazioni pubbliche in ragione dell’epidemia da “Coronavirus”) si inquadra tra quelle “cause di forza maggiore” che escludono la responsabilità dei soggetti coinvolti nella produzione, nella organizzazione e nella vendita/acquisto dello spettacolo.

La disciplina della rilevanza della “forza maggiore” quale causa di esclusione della responsabilità del debitore che, per ciò, non adempie totalmente o adempie in modo non esatto la propria obbligazione è contenuta negli articoli 1218, 1256 e 1463 del codice Civile:

a) L’art. 1218 c.c. prevede che “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”. Per effetto di questa disposizione il debitore andrà esente da responsabilità ove l’inadempimento dipenda da fatto a lui non imputabile, quale è tipicamente una causa di forza maggiore, tra le quali va annoverato il c.d. factum principis, vale a dire l’intervento di una decisione di una competente autorità che impedisca l’adempimento dell’obbligazione;

b) L’art. 1256 c.c. prevede che “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla”

In buona sostanza gli artt. 1218 e 1256 c.c. in materia di responsabilità contrattuale stabiliscono espressamente che il debitore è responsabile per l’inadempimento della propria obbligazione fino al limite della possibilità della prestazione. In altre parole, l’impossibilità sopravvenuta, che può essere temporanea o definitiva, della prestazione, non è imputabile al debitore che dimostri che la stessa sia divenuta impossibile per un fatto a lui non imputabile, ferma la possibilità per il debitore, in caso di impossibilità solo temporanea dell’inadempimento, di adempiere all’obbligazione al momento in cui la causa di forza maggiore abbia a venir meno, ma estingue l’obbligazione del debitore ove tale impossibilità definitiva non sia a lui addebitabile. Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni precisato che l’impossibilità della prestazione che libera il debitore dall’obbligazione deve essere obiettiva, assoluta e riferibile al contratto e alla prestazione contemplata e deve consistere non in una mera difficoltà, ma in un impedimento obiettivo e assoluto, che non può essere rimosso. Per questo motivo, l’impossibilità sopravvenuta definitiva o temporanea della prestazione produce gli effetti estintivi o dilatori se deriva da una causa che ha natura esterna e carattere imprevedibile secondo la diligenza media (cfr. Cassazione civile, 10/06/2016, n. 11914), oltre ad essere sopravvenuta perché manifestatasi in un momento successivo rispetto al tempo in cui l’obbligazione è sorta. In altre parole, affinché l’obbligazione possa estinguersi in capo al debitore è necessario che le cause obiettive, concrete, assolute e sopravvenute scaturiscano da: caso fortuito e forza maggiore. Il caso fortuito ricorre a fronte di un evento imprevedibile ed inevitabile come ad esempio le calamità naturali; la forza maggiore ricorre invece a fronte di eventi, generalmente ricondotti al fatto di un terzo ovvero all’ordine dell’autorità e rispetto ai quali il debitore non può opporre resistenza.

E’ altresì meritevole di attenzione il Provvedimento Amministrativo. Per quanto in questa sede di interesse, l’ordine dell’autorità (il c.d. factum principis) può, a sua volta, avere natura più varia; una particolare ipotesi è quella relativa al caso in cui quest’ultimo trovi la propria fonte in una ordinanza “contingibile” e “urgente”, un provvedimento amministrativo a contenuto atipico e a carattere temporaneo, dotato, per sua stessa natura, di capacità derogatoria dell’ordinamento giuridico. Tale provvedimento viene emanato per fronteggiare situazioni caratterizzate da eccezionale urgenza, in tutti quei casi in cui l’Amministrazione verifichi preventivamente che la situazione sia tale da non consentire l’utile e tempestivo ricorso alle alternative ordinarie offerte dall’ordinamento. Poiché dunque lo strumento delle ordinanze contingibili e urgenti reca con sé l’inevitabile compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge, la loro adozione è condizionata al ricorrere di precisi presupposti che devono sussistere per consentire la deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi. I presupposti indifettibili di queste ordinanze sono individuati dall’impossibilità di differire l’intervento ad altra data, in relazione alla ragionevole previsione di un danno incombente (urgenza); dall’impossibilità di far fronte alla situazione di pericolo incombente con gli ordinari mezzi offerti dall’ordinamento giuridico (contingibilità); dalla precisa indicazione del limite temporale di efficacia, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, diversi da quelli tipici indicati dalla legge. In materia, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che l’ordine dell’autorità produce effetto estintivo dell’obbligazione quando costituisce un fatto totalmente estraneo alla volontà dell’obbligato ed ad ogni suo obbligo di ordinaria diligenza. In altre parole, l’ordine dell’autorità, idoneo ad escludere l’imputabilità dell’inadempimento può individuarsi in un provvedimento legislativo e amministrativo dettato da interessi generali che renda impossibile la prestazione indipendentemente dal comportamento dell’obbligato. Volendo riassumere brevemente: l’ipotesi della forza maggiore si configura nei casi in cui ricorra un ordine dell’autorità. L’imputabilità dell’inadempimento in capo al debitore è esclusa laddove l’ordine o il divieto dell’autorità sia dettato da interessi generali, cosicchè la prestazione diviene impossibile per causa di forza maggiore e cioè indipendentemente dal comportamento dell’obbligato. Nel caso di specie, ricorre un ipotesi di “forza maggiore” e, quindi, un impossibilità della prestazione ai sensi dell’art. 1256 c.c., non riconducibile alla volontà dell’Organizzatore nei confronti del potenziale spettatore, che anzi “subisce” l’ordine dell’autorità al pari di quest’ultimo che non potrà fruire dello spettacolo.

Tutto ciò premesso occorre adesso spostare l’attenzione sulle conseguenze derivanti dall’impossibilità di adempiere per causa di forza maggiore.

A tal fine occorre distinguere a seconda che tale impossibilità si presenti come temporanea ovvero definitiva.

a) Quanto all’impossibilità temporanea della prestazione, già s’è detto che le ordinanze contingibili e urgenti sono provvedimenti eccezionali e temporanei, nella misura in cui dettano delle prescrizioni e dei divieti sono destinati a durare per un tempo limitato e comunque non oltre la durata della situazione di pericolo da fronteggiare. Per questo motivo, se la situazione emergenziale venisse meno anzitempo, la prestazione dapprima divenuta impossibile per causa di forza maggiore, potrebbe tornare ad essere possibile quindi nuovamente esigibile da parte dello spettatore, salvo il diritto sia del debitore che del creditore ad un tempo ragionevole per prepararsi a ricevere la prestazione dopo la pausa della “sospensione”.

b) Con riferimento all’impossibilità definitiva nei contratti con prestazioni corrispettive, l’art. 1463 c.c. prevede che “Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito” La norma intende quindi risolvere proprio il problema del c.d. rischio e pericolo nelle obbligazioni corrispettive (o, più semplicemente, il problema del rischio della controprestazione) per cui, se da un lato conferma il principio sancito nell’art. 1256 c.c. dell’estinzione dell’obbligazione la cui prestazione è diventata impossibile per una causa non imputabile al debitore, dall’altro lato stabilisce che il danno derivante dall’impossibilità della prestazione di un obbligazione ricade sul debitore stesso che, non solo perde il diritto alla controprestazione, ma, per l’ipotesi in cui l’avesse già ricevuta, è tenuto a restituirla in forza di quanto è previsto in materia di divieto di arricchimento unilaterale. Tale ultima ipotesi è contemplata anche dall’art. 2033 c.c. che in materia di “indebito oggettivo” dispone che “chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda”. La norma in commento si fonda sul principio per cui ogni adempimento deve essere giustificato; o meglio, ogni prestazione deve essere effettuata in base ad una causa. Per cui, in mancanza le prestazioni non sono dovute e colui che le ha ricevute deve restituirle. Questa disciplina trova applicazione anche al caso di specie, in cui l’obbligazione originariamente valida ed efficace, viene meno a causa della sua impossibilità sopravvenuta. A tal fine la giurisprudenza di legittimità ha qualificato come ripetizione di indebito anche la domanda avente ad oggetto la restituzione di somme pagate in base ad un titolo la cui inesistenza sia sopravvenuta (in termini, Cassazione civile, sezione III, 4 aprile 2014 n°7897). Riassumendo brevemente, se l’ordine dell’autorità determina l’impossibilità totale della prestazione, i rapporti contrattuali esistenti si estinguono “per impossibilità sopravvenuta” della prestazione non imputabile al debitore ai sensi degli art. 1218 e 1256 c.c. In conseguenza di ciò, dovendo trovare applicazione quanto previsto dall’art. 1463 c.c. la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione (“Organizzatore” verso “spettatore”), se ha ricevuto la controprestazione attraverso l’acquisto da parte dello spettatore della sola “prevendita”), dovrà restituirla in forza di quanto espressamente previsto in materia di indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c.

Premesso quanto sopra, si comprende quali siano le conseguenze dell’impossibilità dell’adempimento per causa di forza maggiore nei rapporti comunque contrattuali e a prestazioni corrispettive tra “Organizzatore” e “Utenti”, vale a dire i potenziali spettatori che hanno acquistato il biglietto. Devono trovare applicazione i principi generali stabiliti dal codice civile. Eventuali pattuizioni derogatorie volte ad escludere il regime della ripetizione dell’indebito oggettivo, sarebbero vessatorie ai sensi di quanto previsto dal codice del consumo che trova applicazione nel rapporto in esame in forza delle particolari qualifiche soggettive rivestite dalle parti: l’Utente quale consumatore, l’Organizzatore quale professionista.

Sul punto, ricorre quanto previsto in materia di nullità di protezione degli artt. 33 e 36 del codice del consumo (d.lgs. 206/05) per cui l’art. 33 lett. B) del codice del consumo indica tra le clausole che si presumono vessatorie e quindi nulle perché squilibrate a danno del consumatore quelle che hanno per effetto quello di “b) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista” anche laddove le medesime siano oggetto di trattativa (art. 36 cod. consumo).

Dal combinato disposto degli artt. 1218, 1256 e 1463 e 2033 c.c. discende che il debitore è liberato dalla prestazione se questa è divenuta impossibile per forza maggiore, vale a dire anche a fronte di un ordine delle autorità in alcun modo riconducibile alla volontà dell’obbligato per ciò che solo oggettivamente impossibilitato ad eseguire la prestazione.